Giuseppa Corry Filomè
Sull’isola di Ortigia passeggiano solo i gabbiani alle prime luci del mattino. Da ceramista, prima di aprire il laboratorio. Davo dei croccantini a quei monellacci insolenti.
In un cespuglio, accanto alla spiaggetta della Fontana Aretusa, vidi una gabbiana intenta a covare il suo unico uovo.
Settimane dopo, intravidi, nascosto, il suo pulcino, tutto solo. Chissà cos’era successo alla mamma-gabbiana!
Cosicché, tutte le mattine, iniziai a nutrirlo con delle pappette.
Intorno a lui non c’erano altri gabbiani.
In quel periodo difficile di artigiana, il pulcino-gabbiano riempiva la mia solitudine, ispirandomi a comporre i miei primi versi poetici nostalgici.
Un pomeriggio, il pulcino, con il suo piumaggio chiaro, mi accolse con striminziti garriti. Chissà cosa desiderava confidarmi. Incoraggiata, tentai di appoggiarlo sul ramo di un grande albero di ficus. Il pulcino incominciò a garrire più forte. Improvvisamente, aprì le piccole ali e spiccò un inatteso volo verso l’alto.
Incoraggiato dalle sue già forti ali, si diresse verso il Castello Maniace. Per sempre.
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